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Editoriali di Gran Master Kernspecht:
Maggio 11, 2008
Le forme non forniscono le lettere, e il Chi-Sao non è solo la colla
Alla fine di un seminario normalmente lascio un quarto d’ora per rispondere alle domande dei partecipanti. Spesso non sono solo gli istruttori e gli studenti ad imparare qualcosa dalle mie risposte, ma anche io. Dopo tutto, come posso sapere cosa penso prima di averlo detto?
Ad un recente seminario nell’area della Ruhr, la domanda migliore di tutte è arrivata proprio alla fine, quando la sessione aperta di domande e risposte era ormai terminata e mi preparavo ad andarmene. Avevo dato due coltelli a un istruttore 3° grado tecnico e fornito una dimostrazione giocosa di come si possano migliorare le proprie possibilità di sopravvivenza, affidandosi al gioco d’anticipo basato sull’esperienza e ad un uso appropriato del proprio senso tattile.
Un istruttore, dopo aver osservato questa dimostrazione, mi chiese: “Ma allora a cosa servono le forme a solo e con partner?”
Inizialmente non riuscivo a comprerendere la domanda, visto che la mia conoscenza del WT doveva per forza provenire da qualcosa.
“Beh” mi disse, “i movimenti che avete appena fatto, sono parte di una qualsiasi forma?” E dicendo questo, eseguì lo stesso movimento che mi aveva appena visto fare. Ed in effetti non era parte di nessuna forma in quello stesso preciso modo in cui io l’avevo eseguito, anche se tuttavia era simile.
Chi mi aveva posto la domanda è un istruttore WT, e quindi avrebbe dovuto sapere che il WT non ha alcuna vera “tecnica fissa”, o perlomeno non quando si tratta di praticanti olto avanzati. Tutto avviene secondo la necessità del momento, in base all’interazione dei due antagonisti. Il desidero di “eseguire” una tecnica prefissata ci rende rigidi e il risultato è un qualcosa di pasticciato. Se si ha una rigida determinazione nel seguire un piano prefissato, si diventerà rigidi! Qualcuno che ha in mente di addormentarsi in fretta, si troverà ancora sveglio quando arriva il mattino. Non per nulla il “wu wei” - l’azione non intenzionale- è l’asso vincente del WT.
Il mio interlocutore non solo era uno studente avanzato, ma anche una persona molto intelligente, come mostrò la sua domanda seguente: “Sì, lo capisco molto bene, ma ho sempre pensato che le forme ci fornissero le lettere dell’alfabeto, il che sicuramente implica che tutti i movimenti del WT sono contenuti nelle forme.”
A quel punto la nebbia si diradò dai miei occhi, e riconobbi la mia parte di responsabilità in questo modello rigido di WT, che implica come noi non dovremmo eseguire nessun movimento che non sia contenuto nelle forme!
Lo corressi velocemente, e così corressi anche la strana e sconsiderata affermazione che avevo fatto nel passato: ” Le forme non forniscono le lettere e non sono il più piccolo elemento strutturale nel WT.”
La prima forma, nella quale solo le braccia si possono muovere, corrispondono a un dizionario. La seconda e terza forma forniscono delle frasi molto brevi (”Capisco!” “Buon pomeriggio!” “Aiuto!”), la forma con l’uomo di legno delle frasi leggermente più lunghe (”Dov’è il bagno?”).
Le forme eseguite con partner (con contatto) ci danno utili esempi di frasi, ad esempio: “Qualcuno ha visto il mio libro verde?”, “La panetterià aprirà dalle 9 domani.”
Chiaramente come tutti i paragoni, questo non è perfettamente calzante, primo perché il Wing Tsun non è un linguaggio, e secondo perché i movimenti non sono né lettere né parole.
Perfino Gesù usava allegorie quando parlava con i non iniziati, ma si esprimeva chiaramente quando si rivolgeva ai discepoli, ovvero gli iniziati.
Analogie sbagliate possono portare alla stupidità come se fossero delle profezie auto-avveranti. Non troppo tempo fa, quando la ricerca sul cervello non era ancora un soggetto di grande interesse e poco si sapeva al riguardo, si usava compararlo ad un contenitore. Quando il contenitore era pieno di informazioni, si credeva che fosse possibile assorbire nuove informazioni solo quando qualcuna delle vecchie fosse stata dimenticata o cancellata. Un paragone inappropriato quindi può risultare limitante o istupidente!
Fu solo con l’idea che il cervello è un muscolo che si può allenare, che si venne a produrre l’approccio secondo il quale la conoscenza raggiunta è come una rete che può collezionare ulteriori informazioni, informazioni che la rendono sempre più a trama fine ed abile a contenere, nel senso proprio al Wing Tsun.
Al giorno d’oggi questo modo di pensare per collegamenti è una consuetudine accettata che ci incoraggia ad usare il nostro intelletto e ad abbracciare il concetto di illuminazione (sapere aude).
Chiunque paragoni la Siu-Nim-Tao con le lettere di un alfabeto limita sé stesso, e rimarrà un eterno bambino a livello elementare, ritrovandosi a copiare diligentemente quell’alfabeto che ha visto scrivere dal suo primo maestro sulla lavagna, anche quando sarà in età avanzata.
Solo l’idea che i movimenti nelle forme non sono gli elementi base del WT, ma piuttosto qualcosa che è stato pre-formato e messo insieme, ci possono liberare e rendere capaci di iniziativa.
Ma non prendetemi alla lettera! Quante volte avete sentito e letto maestri cinesi affermare come nel WT - e anche negli altri sistemi interni - siano i cosiddetti “principi” a contare. E quando hanno ragione sono più che decisamente nel giusto i nostri predecessori!
Non perdete mai di vista il fatto che la forza del WT sta nel suo non-essere uno stile orientato alle tecniche, ma piuttosto uno orientato ai concetti.
A questo punto lasciate che io faccia fuori un’altra errata idea con la quale io stesso mi sono intrattenuto per anni - senza rendermi conto delle conseguenze:
Se vediamo il Chi-Sao semplicemente come un adesivo che collega le tecniche prefissate (che comunque, e per fortuna, il WT non possiede), o solo come una struttura grammaticale (per continuare nel paragone tra Wing Tsun e il linguaggio), finiamo col fissare nella pietra le nostre autoimposte limitazioni per sempre, impedendo al nostro senso tattile di eseguire il proprio fondamentale compito nel WT, ovvero quello di generare appropriati ( ovvero adattati) movimenti nel momento dell’interazione con un avversario. Questo significa che ci saremo condannati ad essere eterni pasticcioni che tentano con tutte le loro forze di applicare un movimento predeterminato laddove non sia realmente appropriato. Se l’avversario ci chiede “che ore sono”, la nostra assiduamente memorizzata risposta “La panetteria aprirà dalle 9 domattina” non sarà realmente utile.
Allora ridate a voi stessi la libertà:
Immaginante che il cervello sia una rete di grandezza infinita che più ha e più può contenere, e che diventa progressivamente più intricata di conseguenza.
Date l’orgoglio che spetta al Wing Tsun, che deriva dal “vero” sentire! Non per nulla i praticanti avanzati spendono la maggior parte del loro tempo di apprendimento negli esercizi di Chi-Sao! Sulla base sicura del Chi-Sao, che è fatto per renderci “non colpibili”, costruiamo poi con il “Lat-Sao” che rende i nostri controattacchi “non evitabili” per l’avversario.
Se fosse vero che siamo legati come schiavi ai limitanti movimenti delle forme, saremmo allo stato di chiacchiera e io avrei smesso di praticare WT trent’anni fa. Ma fortunatamente c’è il Chi-Sao, che non è solo l’adesivo di connessione e la grammatica, ma permette anche a ciò che non è mai esistito prima di venir fuori da solo.
Potrebbe essere un buon test di realtà per una scuola di WT se un futuro allievo dovesse chiedere all’istruttore: ” le forme qui forniscono le lettere o le parole?”
Se la risposta è “le lettere”, l’istruttore è consigliato di abbandonare prima possibile da
il vostro
Sifu Kernspecht
P.S: Dare buoni consigli è facile, ma seguirli è difficile:
Ieri notte all’una e trenta sono andato a letto con la ferma intenzione di addormentarmi rapidamente, perché intendevo ritornare a Kiel presto la mattina. Ovviamente non sono riuscito a dormire, invece ho scritto questo editoriale, perché fortunatamente non sono riuscito a ricordarmi il rimedio per l’insonnia. Sarei dovuto andare a letto con la ferma intenzione di stare sveglio! |